Impegno ma non Ostinazione, Rilassati ma non Negligenti

Yoga è un modo di essere, riguarda il nostro modo di camminare, di mangiare, di relazionarci agli altri. Yoga è in tutti gli aspetti della vita.

Non è solo ciò che accade sul nostro tappetino. Però è forse proprio da qui, dal nostro tappetino, che possiamo imparare a indagare un nuovo modo per conoscerci e per sentirci meglio.

Patanjali negli Yoga Sutra dice che un Asana è tale quando è mantenuto con comodità e stabilità: Sukham e Sthira. Tutti noi che pratichiamo sappiamo quanto ciò molte volte risulti difficile per non dire impossibile.

Nella vita di tutti i giorni siamo talmente abituati a lottare, a sforzarci per raggiungere quelli che a seconda del momento sono i nostri obiettivi, che crediamo che sforzo, sacrificio, controllo siano l’unica strada a condurre al risultato.

E se invece provassimo ad affrontare l’asana con più leggerezza, fiducia e semplicità?

Abbiamo due grandi alleati che ci possono sostenere in questo: la forza di gravità e il respiro. Prendiamone consapevolezza ed impariamo ad usarli!

Lasciamo il corpo rilassato, ricettivo. Togliamo quella tensione muscolare che ci nega quella stabilità e comodità che invece la forza di gravità, radicando il corpo a terra e restituendogli una uguale spinta liberatoria nella direzione opposta, ci regala. Lasciamo che l’onda prodotta dalla forza di gravità e dal respiro ci mantenga stabili, e al medesimo tempo risvegli il corpo, lo espanda.

E’ davvero un atteggiamento diverso. Innanzitutto occorre aver fiducia nel proprio corpo. Se l’atteggiamento non è di imposizione, il corpo è pronto a collaborare.

Ma molte volte, incantati dalla forma degli asana, ci dimentichiamo la nostra peculiarità.

La pratica non è copiare quella forma ma ricercarne l’esperienza. E’ trovare il nostro cammino.

Proviamo così movimenti diversi, affrontiamo gli ostacoli con pazienza, cura, attenzione guidati dall’idea di togliere piuttosto che aggiungere, disfare piuttosto che fare. Pulizia, semplicità. Radicamento, espansione, allineamento, leggerezza.

Krishnamurti dice: “dovete essere il vostro stesso maestro e il vostro stesso discepolo”.

Ma per fa per fare ciò occorre un atteggiamento rilassato, non competitivo, non ostinato, di ascolto.

Quando andiamo sul nostro tappetino ci portiamo la nostra vita, proviamo a portare questo nuovo atteggiamento anche al di fuori del tappetino, nella vita di tutti i giorni.

Lo yoga allora può davvero aiutarci ad imparare ad essere stabili, rilassati di fronte a nuove situazioni, ai momenti scomodi della vita.

E’ un nuovo mondo dove c’è attenzione ma senza tensione, impegno ma non ostinazione, siamo rilassati ma non negligenti.

Con curiosità, ascolto, sensibilità sperimentiamo.